A HOLLYWOOD NON C’E’ TRIPPA PER GATTI
A Hollywood il grande sogno di un tempo e’ finito e si sta vivendo un momento da incubo. Forse e’ meglio cosi’, e mi spiego meglio. Per chi come me e’ cresciuto a pane e trasfigurazione della realta’, il cinema e’ stato un bellissimo collante. Penso anche alle generazioni dei nostri nonni e dei nostri genitori che la domenica andavano al cinema in cerca di svago dopo una settimana di lavoro. Recentemente l’avvento dei primi videoregistratori e delle cassette vhs hanno sostituito in parte la pellicola. Col mercato dell’home video film sottovalutati al cinema potevano essere recuperati e avere comunque una buona distribuzione.
Con internet e la diffusione a livello mondiale del fenomeno della pirateria la situazione e’ peggiorata, e di brutto. Oggi molti film si vedono in rete e, considerato che la multisala costa sempre otto euro, si preferisce restare al Pc e godersi il film tra le quattro mura domestiche. Dal momento che la rete offre gratis… perche’ comprare? Questo dilemma l’ho vissuto io stesso
sulla mia pelle. Quando ero un ragazzetto passavo le mie giornate nelle videoteche e nei negozi di dischi a noleggiare film o a comprare cd. Adesso, se tutto questo posso averlo gratis perchè dovrei spendere e soprattutto farlo in un momento di recessione economica come questo?
Cosi’ l’industria dell’intrattenimento ha cominciato a vacillare e gli Studios hanno visto diminuire in maniera vertiginosa i propri introiti. Il rischio e’ grosso perche’ il buco nero si allarga a vista d’ occhio e inghiotte tutto. Crollato anche il mercato dell’home video non e’ rimasta molta trippa per gatti e oggi fare film sta diventando sempre piu’ costoso. Quindi basta poco per vedere rotolare dai vertici delle case di produzione teste di manager: Paramount Pictures, Mgm e Disney hanno gia’ trombato i loro presidenti mandandoli a casa.
Sembra che non serva più neanche l’attore di grido per salvare i film: Johnny Deep, Russell Crowe, Julia Roberts, tanto per citare i piu’ famosi, hanno visto calare di brutto i loro guadagni e se la devo dire tutta era anche l’ora. “Sono stelle e brillano in cielo”, diceva un vecchio detto del cinema… Il Tromba e’ un operaio e brilla in terra e più spesso nella merda. Va bene che un attore guadagni ma un po’ di dieta farà bene anche a loro. Per ora dobbiamo accontentarci dell’idea di ottenere buoni profitti con pochi film in un’arte che ha più di 100 anni e sincerante comincia, purtroppo, a dimostrarli tutti e questo mi dispiace. Pochi film interessanti, poca distribuzione e film d’essai con il lanternino. Questa e’ la realtà per un futuro non roseo e molto incerto.
Una notizia orribilus: sembrerebbe che il nuovo trend a Hollywood sia il “branding”, ossia la produzione del film seguita da quella dei fumetti, dei videogiochi, del libro e dei giocattoli legati alla pellicola. Tra poco comparira’ anche la Barbie sul grande schermo. Pare che la Mattel abbia firmato un accordo. Se non e’ razzista, bastarda e troia fino al midollo non saprei che farmene di questa sposa americana che da cinquant’anni ride con un sorriso simil Gioconda. Che resti a casa sua con il fidanzato Ken. Le Major si confermano vecchie e delle loro “idee” non sappiamo che farcene.
GLI ABBRACCI SPEZZATI
Regia e sceneggiatura: Pedro Almodóvar.
Attori: Penélope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, Tamar Novas, Rubén Ochandiano, Rossy de Palma, Ángela Molina.
Fotografia: Rodrigo Prieto. Produzione: El Deseo. Distribuzione: Warner Bros. Italia. Paese: Spagna 2009.
Uscita Cinema: 13/11/2009. Genere: Drammatico, Thriller. Durata: 129 Min.
VOTO: 9
Il mio amore per Almodovar parte da lontano, circa 21 anni fa, con “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” e giunge fino a questi “Abbracci spezzati”. Siamo vicini alle nozze d’argento e ne sono felice perche’ in questi anni ho visto crescere e maturare un regista che stimo profondamente. Come in ogni rapporto con un artista, non tutto piace. Soprattutto negli ultimi 10 anni, però, e’ successo il miracolo e la sua opera si e’ fatta piu’ intima e sempre piu’ personale. 
Quando sono andato a vedere questa ennesima opera, all’uscita del cinema qualcuno si lamentava del fatto che gli ultimi film fossero un po’ tutti uguali. Ma un regista e’ soprattutto Uomo e come tale pieno di un mondo suo fatto di ricordi, strutture e magnifiche ossessioni. Alcuni dicono che un grande regista fa quasi sempre il solito film con qualche variazione… puo’ darsi benissimo. Ma nessuno come lui ha saputo valorizzare il talento recitativo di Penelope Cruz che in questa ennesima prova si conferma un’ottima attrice. Almodovar fa della Cruz quello che Billy Wilder faceva con Marilyn e Hitchcock con Grace Kelly: feticizza la sua eroina e ce la rende come egli stesso vuole che sia. Questo è straordinario: un’atto di amore per il cinema, un rispetto assoluto che solo i grandi artigiani sanno fare. Un artigiano che sfrutta al meglio gli strumenti a disposizione (scenografia, luce, colore, costumi, attori e musica) e ci regala uno splendido film sull’ossessione amorosa e l’amore folle per il cinema.
“Gli abbracci spezzati” e’ la storia di un uomo che vive e lavora nell’oscurita’ perche’ anni prima ha avuto un terribile incidente che gli ha portato via la vista e la donna della sua vita. Dopo questo scherzo beffardo del destino ha deciso di cambiare identita’. Vive grazie alle sceneggiature che scrive con la sue fedele direttrice di produzione e con il figlio di lei, Diego. Da quando ha avuto l’incidente, Harry si e’ imposto una sorta di amnesia volontaria che gli permette di sopravvivere e di andare avanti. Quando una sera Diego ha un incidente, Harry per distarlo comincia a raccontargli la sua storia…
Certo, a raccontarlo cosi’ non appare nulla di nuovo all’orizzonte, ma Pedro distilla il tutto spargendo gli aromi al vetriolo del melodramma noir, cita Rossellini del “Viaggio in Italia”, aggiunge un po’ di Mannelli, il miglior Hitchcock e il risultato e’ sorprendentemente sublime. Ci perdiamo nel labirinto che lui tesse per noi e noi che lo stimiamo ne siamo contenti.
NEW MOON – Recensione
Con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Dakota Fanning, Ashley Greene.
Horror, Ratings: Kids+13, durata 130 min. – USA 2009. – Eagle Pictures. Uscita: mercoledì 18 novembre 2009.
VOTO: 3
Siamo ripartiti con il secondo capitolo della saga di “Twilight”. E siamo solo a metà!
La bella Bella (sembra un gioco di parole e infatti e’ cosi’) e’ una povera giovane donna triste e sola a causa dell’allontanamento del tenebroso di turno, Edward. Ma volete che lei se ne stia isolata e abbandonata? Allora trova conforto in un irresistibile e patinato lupo mannaro; e tutti sappiamo che vampiri e lupi mannari non vanno d’accordo nel solito condominio. L’amore della bella Bella e’ messo a dura prova. Da qui la guerra tra il bene e il male, tra amore e odio, in
uno scazzamento di coglioni del quale se ne poteva anche fare a meno. Il primo capitolo e’ stato un successo mondiale zuccherato e sdolcinato, il secondo rispetta il tono “latte e miele” o “radio cuore” del precedente. In mezzo al nulla Weitz va a girare la sua cinepresa che ruota, turbina e mulina vorticosamente in mezzo a un mucchio di idioti che dialogano con volti acqua e cerone.
Abitanti di Volterra, siete avvertiti: andatevene quanto prima dalla vostra amata cittadina prima che il turismo cinematografico invada la vostra terra. In tempi di crisi si grida al miracolo, certo il Sindaco sara’ contento e incitera’ i fans ad accorrere nei luoghi dove i personaggi hanno preso forma, ma essere invasi da orde di turisti non e’ il massimo per chi come voi ha vissuto nella pace per anni. Ci volevano i vampiri a rompere le palle… Non stavano meglio nelle bare?
Se qualcuno vorrà godersi il bel Robert Pattinson che appare a torso nudo e sembra uscito da una patinata rivista gaia, si faccia avanti. Io mi limito a un bel bacio al veleno sulle chiappe di questi vampiri, per l’aggiunta “vegetariani”. Che cazzata!
LA SIGNORA DELLA NOTTE
Con Serena Grandi, Tiberio Mitri, Fabio Sartor, Stanko Molnar.
Commedia, durata 93 min. – Italia 1986. – VM 18
VOTO: 5
Simona, che in questa pellicola ha le forme di Serena Grandi, fa l’insegnante di aerobica ed e’ sposata con un ingegnere aeronautico. Il suo matrimonio scivola nella monotonia e lei comincia a sentire frustrazione e insoddisfazione. Una sera, al ritorno da una cena, porta il cane fuori e ha un incontro con uno sconosciuto il quale scatena in lei una voglia di trasgressione che la fara’ diventare “la signora della notte”. Da li’ a concedersi il passo diventa breve. Prima ha un incontro
nel gabinetto con un cacciatore che le propone un rapporto con una canna da fucile ma la situazione precipita quando il regista di uno spot da lei fatto comincia a perseguitarla fin quando, durante una gita al mare in quattro, la tresca verra’ fuori. Il marito la caccia e Simona va a stare dall’amica. L’uomo, per riconquistarla, si finge ladro, entra in casa sua e la violenta. Poi il nido del focolare viene ricomposto sotto l’albero di Natale pieno di doni.
Piero Schivazappa dirige questa spernacchiante commedia erotica piena di luoghi comuni fatta di abbriccicchi vari e ghirlande sparse in qua e la’. Resta tanta carne al fuoco. La Grandi ha fianconi, tettone e un culone tale da riempire lo schermo da sola, e non avanza niente.
La sceneggiatura parla da se’: i “TROIA, PUTTANA, GUARDA COME TE LO INFILO, MI PIACE MENTRE MI SBATTI” rallegrano l’umore dello spettatore e per rendere piu piccante il tutto ci mettiamo anche la scena dove la moglie trasgressiva sodomizza il marito innocente con una bottiglia. Da veri trashofili sopraffini amanti della manza di prima qualita’.
GRASSO E’ BELLO
“Grasso è bello” è un film di John Waters del 1988.
Con Sonny Bono, Ruth Brown, Divine, Colleen Fitzpatrick, Deborah Harry, Ricki Lake. Prodotto in USA. Durata: 92 minuti.
VOTO: 7
“Grasso e’ bello” e’ la storia del “Corny Collins Show”, il piu’ famoso spettacolo pop di Baltimora. I giovanissimi accorrevano per acclamare i numerosi gruppi rock e scatenarsi al ritmo dei nuovi balli che impazzavano all’epoca. Tra loro c’era anche la giovanissima Tracy Turnblad, una ragazzina cicciona che vedrà realizzare il sogno di partecipare al suo show preferito. Tracy si dovrà scontrare con la concorrenza spietata della reginetta dello spettacolo, l’acida e viziatella Amber Von Tussle. Tra le due scoppia un’acerrima guerra per soffiarsi a vicenda il trono e il belloccio dello show. Quando la cicciotella freghera’ entrambi alla Von Tussle esploderà il putiferio. 
“Grasso e’ bello” e’ un divertente film su quelli che erano gli adolescenti nell’america del lontano 1962, ragazzini ossessionati dal look e dai vestiti. Che avevano un solo Dio in testa: la tv che dettava le mode da cogliere al volo. Ci si vestiva, ci si laccavano i capelli e cotonavano le chiorbe, si imparava il ballo del momento fino alla moda successiva.
Ma e’ anche un film di rivalsa di chi in quel periodo era escluso dal contesto sociale, ossia i ciccioni e i neri. Infatti, quando durante una contestazione Tracy viene arrestata e portata in carcere, ecco che la pellicola prende la piega della rivalsa della comunita’ nera che in quel periodo viveva ancora la delicata questione della segregazione razziale. Ovviamente il lieto fine e’ assicurato ma tutto e’ trattato con graffiante ironia e il divertimento e le risate sotto i baffi si fanno a denti belli larghi.
Tra gli attori troviamo Sonny Bono, Debbie Harry e Pia Adora. Ma il mio cuore vola sempre verso l’immensa Divine, madre chioccia esemplare attenta a stirare montagne di panni e a fare da manager alla figlia.
In culo a tutte le mamme strafighe della pubblicità!
SOTTO IL VESTITO NIENTE 2
Regia: Dario Piana. Interpreti: François-Eric Gendron, Florence Guérin, Randi Ingerman, Helena Jesus.
Durata: h 1.35. Nazionalità: Italia 1988. Genere: thriller.
Al cinema nell’Ottobre 1988.
VOTO: 5
Ho trovato questo film in una vecchia videoteca in paese e l’ho preso al prezzo record di un euro, credendo sinceramente che fosse una mezza boiata…. In effetti, in vita mia ho visto di peggio.
Il primo capitolo vide la luce nel 1985 e fu firmato da Vanzina. Dopo circa tre anni un tale di nome Dario Piana, prodotto da Achille Manzotti, tentò la fortuna e ne fece un seguito che finì ben presto nel dimenticatoio. Il set non e’ più quello dello
svafillante e frivolo mondo della moda milanese ma il luogo dove un regista gira un video per un facoltoso cliente. La formula e’ la stessa: musica a palla, scenografie fantascientifiche, cosce e culi come fossero mortadelle in un affollato mercato. C’e’ il ricco bavoso che organizza un’orgia a cui partecipano le modelle e, da li’, una fitta rete di omicidi sconvolge il set e una a una le modelle muoiono.
La trama ricalca molto la storia originale e scopiazza in qua e la’ ma prevale un certo senso estetico ed un gusto per le forme delle modelle che ci delizia. Sicuramente la confezione finale risulta piu’ curata rispetto a quella del primo capitolo. Vi confesso che l’idea del regista pazzoide mi fa ancora ridere ma il cinema a volte ci ha giocato un po’ sopra. Ripenso ad altri film però non e’ il caso di offendere nessuno. La vera sorpresa di questa pellicola per me rimane la Randi Ingerman “pre scherzi a parte” che fa la sua porca figura e buca lo schermo. Figuratevi che all’inizio non l’avevo neanche riconosciuta. Invecchio proprio male…
LA PIU’ BELLA DEL REAME
Un film di Cesare Ferrario.
Con Jon Finch, Carol Alt, Clarita Gatto, Mirella Banti, Sergio Vastano.
Drammatico, durata 95 min. – Italia 1989.
VOTO: 4
“Ho sempre pensato che fosse vitale avere piu’ orgasmi possili, questa e’ sempre stata la mia filosofia”. Sembra una frase detta da un gay, invece e’ una delle battute pronunciate in questo trash film anni ‘80, seguito de “I miei primi 40 anni”. La filosofia e’ la solita, ossia la ricerca della bellezza e del buon vivere a tutti i costi, come target-Marina comanda. Qua la nostra eroina si reca sulla ricca spiaggia di Deauville dove in un clima un po’ decadente, tanto per dare spessore alla vicenda, scrive le
pagine del suo diario nel quale distilla goccia a goccia tutta la sua intensa vita vissuta.
Marina e’ sempre bella, giovane, affascinante e l’unica cosa che le interessa e’ la bellezza in tutte le sue forme. In tal clima si abbandona in un fiume di parole sia con un gay (che c’e’ sempre quando si tratta di far salotto) e una giornalista, e con loro rivive alcuni episodi della sua vita, i rapporti occasionali, gli orgasmi al telefono, i suoi rapporti lesbici e via dicendo, sempre piu’ verso il trito piu’ becero da bar dello sport senza Lino Banfi. Poi, per rendere drammatica la zuppa, ci troviamo anche il tentato suicidio del gay (uffa che palle) che pare redimere la nostra eroina. Che film insulso, scritto male, recitato peggio e con appresso un pentolone di luoghi comuni! Resta la bellezza al top di Carol Alt, nell’occasione doppiata da Simona Izzo.
Un bello sformato trash solo per amanti di carne al kg. Saluti e baci. La messa per fortuna e’ finita.
RAFFAELLO MATARAZZO

Raffaello Matarazzo esordì durante il periodo fascista con un film intitolato “Treno Popolare”, per qualche critico il primo esempio di neorealismo italiano. Una nota curiosa di questo lavoro e’ che fu realizzato quasi tutto in esterni; un fatto insolito per un’epoca nella quale si lavorava soprattutto in interni. Dopo tale esperimento, per un certo periodo si dedicò alla realizzazione di pellicole leggere, brillanti e ironiche. Pero’ Matarazzo fu un sostenitore del cinema come arte per le masse ed egli stesso diceva che sarebbe stato inutile fare film ai quali avrebbero assistito solo due persone, quindi ad un certo punto egli tentò la carta del melodramma. Alla Titanus, la piu’ grande casa di produzione cinematografica di allora, qualcuno storse il naso e lo stesso titolare Goffredo Lombardo era titubante.
Il 29 ottobre del 1949 al cinema Corso, in quel di Latina, avvenne la prima proiezione pubblica di “Catene”, lontano da clamori e da tanta pubblicita’. Infatti era intento del regista e della Titanus vedere coi loro occhi le reazioni del pubblico e l’esperimento ebbe esiti trionfali. “Catene” fu l’incasso dell’anno, un vero successo. Talmente grande che in meno di un anno Matarazzo sfornò altre due pellicole: “Tormento” e “I figli di nessuno”. Per avere un’ idea dell’impatto che ebbero sulle masse basti pensare che su una popolazione di 46 milioni di abitanti ben 32 videro la trilogia, una vera miniera d’oro che portera’ in
seguito, fino al 1958, altre quattro pellicole con la solita formula.
Matarazzo fu davvero un regista amato dalle masse, un po’ meno dalla critica che affibbio’ spesso alla sua opera l’equivalente di un cinema d’appendice, quasi se questi film fossero dei fotoromanzi passati al grande schermo. A rivederli a distanza di anni quasi quasi scappa il sorriso, anche perche’ le storie hanno spesso dell’inverosimile e cadono nel ridicolo. I personaggi sono quasi sempre vittime delle piu’ avverse efferatezze da parte di un fato che sembra scagliarglisi contro. I modelli viravano sempre a quelli del passato, con l’uomo tutto d’un pezzo che tenta di combattere a tutti i costi e la donna che e’ l’angelo del focolare o, in alternativa, demone di perdizione. Certi riferimenti oggi sono superati ma in quel periodo storico delicato e di passaggio, come quello del nostro dopoguerra, la gente aveva voglia di lasciarsi dietro gli orrori del passato. Cominciava il nostro periodo industriale piu’ florido, la gente aveva di nuovo voglia di uscire, riaprivano le sale da ballo e, da buon popolo mediterraneo, gli italiani al cinema piangevano e discutevano su Amadeo Nazzari e Yvonne Sanson. Era nato il filone lacrimogeno che negli anni a venire lo stesso Tornatore avrebbe celebrato in quel capolavoro che resta “Nuovo Cinema Paradiso”.
LE FOTO DI GIOIA
Le foto di Gioia è un film di Lamberto Bava del 1987.
Con Serena Grandi, Daria Nicolodi, Vanni Corbellini, David Brandon, George Eastman, Trine Michelsen, Karl Zinny, Lino Salemme, Sabrina Salerno, Capucine.
Prodotto in Italia. Durata: 94 minuti.
VOTO: 6
Nel 1987 Serena Grandi decise di buttarsi nel thriller, ma non quello di Micheal Jackson. Si trattava di una pellicola firmata da Lamberto Bava, figlio del re dell’orrore Mario (tanto per intenderci quello de “La maschera del demonio” con la topona Barbara Steele). In quel periodo Serena era ancora un’attrice quotata sul mercato e come tale doveva cimentarsi in tutti i generi possibili e da qui ecco “Le foto di Gioia”. 
La nostra eroina interpreta la titolare di una rivista per soli uomini dal titolo tipicamente anni ‘80, “Pussycat”. Dopo la morte del marito, che si e’ rovesciato con il suo piroscafo in mare (ogni riferimento al Principe di Monaco e’ puramente casuale), torna al lavoro e vuole rifarsi una vita. Ma qualcuno comincia ad ammazzare tutte le modelle che posano per lei e come al solito la polizia brancola nel buio. L’assassino e’ curioso perche’ vede il mondo in technicolor e le sue vittime come se fossero insetti da schiacciare. Tra colpi di scena e sgorellature varie si arriva al finale che è tutto un programma. Come si suol dire: i panni sporchi si lavano sempre in casa.
Il film e’ una vera chicca perche’ contiene tutto il meglio di una certa produzione del giallo all’italiana che di li’ a poco sarebbe del tutto scomparsa. C’e’ il riferimento alla “Finestra sul cortile” di Hitchcock con il ragazzino sulla sedia a rotelle che scruta e salva la nostra eroina, il particolare della bionda con la parrucca che fa tanto “Vestito per uccidere” di Brian De Palma e la casa della nostra imprenditrice che e’ un vero e proprio reliquario di tutto il design tipicamente anni ‘80.
Alcune note curiose si possono evidenziare nella comparsa di Katrine Michelsen attrice (o quasi) che ritroveremo piu’ avanti negli “Idioti” di Lars Von Trier e la nostra procace Sabrina Salerno che tenta la strada del cinema con esiti disastrosi ma si concede come non mai. Resta un ricordo di un tentativo andato male che mescola e scialacqua un po’ di tutto ma c’e’ sempre lei, la nostra giunonica Serena, che anche sul punto di una morte non certa e sicura scappa in mutande e reggiseno sui bordi di una piscina lasciandoci stupefatti su come la morte possa essere ingrata a volte.
Trashissimo quanto bellissimo e solo per veri intenditori di film di serie B.
Un bacio a tutti quelli che come me in quegli anni hanno avuto nel diario la foto di Serena.
IL PRETE
Un film di Antonia Bird.
Con Linus Roache, Tom Wilkinson, Cathy Tyson. Titolo originale Priest. Drammatico, durata 109 min. – Gran Bretagna 1994.
VOTO: 6
Nel 1994 una simpatica regista inglese, Antonia Bird, diresse questo bel film dal titolo che è tutto un programma e lo presentò a Berlino dove riscosse un successo a dir poco clamoroso. Peccato che tanti, in Italia, lo snobbarono, venne proiettato in qualche sala di periferia decretandone il fallimento da un punto di vista degli incassi. La cosa non mi meraviglia nel paese del Vaticano. Sappiamo tutti come la Chiesa tenda sempre a nascondere la spinosa questione dell’omosessualita’ nel clero anche se poi le statistiche tendono a dare rivelazioni sorprendenti. Comunque, a parte questa piccola critica, il film
merita una visione.
Il giovane prete cattolico Greg viene mandato in una parrocchia di Liverpool in aiuto del piu’ anziano Padre Thomas che convive con la piacente perpetua e che si batte in una campagna accesa contro il peccato e l’indifferenza dei suoi parrocchiani.
Padre Greg, appena svolti gli impegni in parrocchia, non esita a togliersi l’abito per andare nei locali gay e viversi la sua diversita’. Lo turba la confessione di una ragazza, Lisa, la quale gli dice che suo padre abusa sessualmente di lei. Il segreto della confessione gli impedisce di intervenire e alcuni tentativi vanno a vuoto. Nonostante le precauzioni viene arrestato, condannato e allontanato dalla diocesi. Padre Thomas per dimostrargli la sua solidarieta’ lo invita a celebrare messa e tra i fedeli scoppia lo scandalo.
Molti penseranno che “Il prete” sia un film a tematica strettamente gay, in realtà la questione e’ un po’ piu’ complessa perchè affronta con un rigore morale di grande spessore il ruolo della Chiesa nella societa’ e la spinosa questione del celibato nel clero. Mescola un certo realismo alla Ken Loach a un taglio a volte un po’ televisivo ma la sceneggiatura solida salva il tutto dal naufragio.


